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Una felicità di spine

Poesie



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Prezzo copertina: € 15,00

Prezzo scontato: € 12,75

È questa la vita di un uomo, è questa la condizione di un poeta: un’eterna compresenza di opposti. E di opposizioni, di dualismi, di antitesi più o meno esplicite si nutre l’ampia e splendida raccolta poetica di Vladimiro Forlese.
Il primo e illuminante contrasto ci è offerto in forma quasi programmatica già nella Premessa dove al plurale del pronome Noi, sillaba che trasforma in lega i destini e il divenire, si affianca l’antagonista cecità dell’Io che allude al poeta, alla sua voce che vale ben poco se è una voce solista, se non entra nel coro più vasto dell’umanità. Forlese sente come necessaria la musicalità del coro e ne rimpiange l’assenza in questo nostro presente arido e asciutto.
La solitudine spaura e allora lo spavento dell’essere soli si risolve in un impegno civile ed esistenziale che trova forma nelle composizioni dedicate ai naufraghi in fuga, alle terre martoriate dalla guerra, alle vittime del terremoto e negli omaggi agli amati Pasolini, Majakovskij e Neruda. È una catena di affetti che unisce un’umanità afflitta dal male sia nella dimensione orizzontale del tempo presente sia in quella verticale del passato e del futuro dove campeggiano le bellissime immagini della madre (il passato) e dei giovani (il futuro).
La solitudine del poeta è forse spaventosa ma non sterile perché è assimilabile a quella del Guardiano del faro: entrambi, guardiano e poeta, impegnati a rischiarare quelle zone dello spazio e del tempo dove altri uomini vanno nella furia col cuore stretto in gola, sospesi tra la vita e la morte.
Anche la poesia, di conseguenza, risente di questi continui contrasti: ora le parole sono lotta, pelle, corpo, ora si spaccano come tenero legno; ora ci si chiede perché è così inutile il canto del poeta ora si afferma che la poesia pulisce i cieli; ora le parole sono inverosimili e i versi senza carne lirica, ora la poesia è vincente perché non è della morte l’ultima parola.
Forlese ha la consapevolezza che scrivere versi è impresa faticosa ma esaltante, proprio come costruire la casa tanto desiderata: servono braccia potenti… una pietra dopo l’altra (libertà, uguaglianza, giustizia)… E mille ragnatele di parole sotto i tetti. Una casa (una poesia) che ama le stelle e dove c’è posto anche per chi oggi ride e non ci crede. E alla metafora della casa si aggiunge quella delle mani necessarie a costruirla: mani come quelle del fabbro che martella scintille o come quelle del pescatore che tira su dal mare solitari gioielli, mani coraggiose che si oppongono ostinate all’ostinazione del dolore.
Naturalmente anche il linguaggio poetico registra la compresenza di termini elegiaci, quasi idillici in senso leopardiano, come la moltitudine di rose, gerani, pratoline, sole, luna, albe, notturni, e di espressioni che rimandano alle innovazioni delle Avanguardie come le straordinarie ragazze mangiasole e lunambole o la sorprendente malinconiaproiettile.
E ancora convivono in questo ricco percorso poetico, da una parte il senso di un’estrema avidità di vita, il desiderio istintivo di avvinghiare qualcosa di vivo,dall’altra il gesto insensato della dissipazione come quando, nel componimento “Una parola intatta tra i denti”, Forlese, alla pari con Francois Villon, elenca tutto quello che ha gettato: Ho gettato quarantanove varietà di rose… il potere della voce e il potere dell’acqua… lo scarabeo battiporta, l’elasticità dell’argilla… la predizione irrisolta… il fico d’India cui scottano le orecchie… E da questo scialo di parole eccolo tornare nell’azzardo della mischia con una parola intatta tra i denti.
Tutte queste fluttuazioni linguistiche e tematiche sembrano alludere alla condizione dell’umanità tutta, preda dell’oscillazione di un pendolo che ora ha la musica buona del mare ora invece il cigolio di un’altalena che stordisce (l’indefinito dondolio d’un’altalena che ci ha stordito).
Ma la lettura di “Una felicità di spine” sarebbe parziale se venisse ignorata la presenza di un disegno, quasi un’architettura, che sembra dare ordine e senso all’opera complessiva: c’è infatti, sotteso a tutte le oscillazioni in gioco, un crescendo di intensità, dal piccolo al grande, dal caduco all’eterno, dall’insignificanza al mistero, che culmina nella grandiosa rievocazione del tempo antico, del mito, dell’archetipo. Sia i cinque “Poemetti” sia gli “Appunti su Medea” ridanno vita alla terra degli ulivi, la terra del ritorno, una Grecia che non è nostalgia di Arcadia ma dramma e euritmia antica, una terra dove, forse, giace/ compiuta la perfezione e dove la mano del poeta cerca fra i sassi, di fronte al mare aperto,/ l’azzurro nascosto profondo, / l’intero cielo, / sulla curva della terra già trascrive l’Inconcepibile.
Nadia Bertolani

Una felicità di spine




Informazioni aggiuntive
Autori Forlese Vladimiro
ISBN 978-88-6876-171-4
Formato 13x20
Pagine 280