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De Lena Pavcovich Annamaria

Nasce a Bolzano il 3 maggio 1938, da padre meridionale e madre veneta. Ancora in fasce viene affidata ai nonni paterni (la nonna di Bologna e il nonno di Matera), che vivono a Lamon in provincia di Belluno, dove il nonno svolge la sua professione di medico condotto. I genitori, che erano rimasti a Bolzano la riprendono con loro all’età di quattordici anni: «Annamaria era ormai grande e poteva dare una mano in casa». A ventidue anni si sposa e l’anno successivo nasce la sua unica figlia. Verso la fine degli anni sessanta si avvicina alla politica. Nel 1974 si iscrive all’U.D.I. (Unione Donne Italiane) di Bolzano divenendone una delle maggiori sostenitrici. Partecipa attivamente alle iniziative del movimento delle donne a sostegno della legge sul divorzio e dell’interruzione volontaria della gravidanza. La professione del nonno e i suoi insegnamenti la portano a riprendere gli studi intorno ai quarant’anni: prima il diploma di scuola media inferiore e poi quello di assistente geriatrica. Nel 1980 intraprende questa attività. Questo lavoro l’appassiona, tanto che, nonostante la sua età, continua a praticarlo ancora oggi: parte del suo tempo, infatti, lo dedica al volontariato con l’associazione AUSER. Rimane vedova a cinquant’anni e attualmente vive in compagnia di due gatti - gli ultimi di una lunghissima serie - e una giovane volpina adottata in un canile. Il suo primo romanzo, “La ragazza di Lamon”, ha vinto nel 2011 il 2° premio nella sezione narrativa del concorso letterario “Alto Adige. Autori da scoprire - 5a edizione”, indetto dalla Provincia Autonoma di Bolzano - Dipartimento alla Cultura Italiana. Nel 2013, con il suo secondo romanzo, “Tonio”, entra nella rosa dei sei finalisti del premio LiberEtà 2012 - 15 a edizione. Questo racconto, “Il gatto che scrisse un libro”, è rimasto fino ad oggi in un cassetto.

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