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Voci del Meledrio

Il mio paese e altri versi



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Pubblicare il primo libro di versi a quasi ottant’anni è un evento molto raro. Benché io frequenti la poesia da quando avevo quattro anni (mi ricordo a memoria una filastrocca imparata all’asilo d’infanzia quando avevo quell’età...) non mi viene in mente un esempio analogo. Va detto che l’autore di questa raccolta poetica, “Voci del Meledrio – il mio paese e altri versi” ha superato “l’ispezione doganale” di chi scrive questa “premessa” – notoriamente un “doganiere” severo. Ci si può chiedere perché Luigi Ramponi abbia deciso alla sua arzilla età di pubblicare questo libro. Per godere di una certa notorietà? Ma di una certa notorietà Ramponi – laureato in Materie Letterarie, insegnante d’avanguardia per 25 anni, esperto in bioenergia, pranoterapia, cromoterapia, riflessologia – già gode. E in una notorietà che arrivi dalla pubblicazione di un libro di versi non è proprio il caso di sperare, in questi tempi di crisi anche per le arti, di poeti chiusi all’angolo, di una società che pare abbandonata dalla poesia, di un tempo in cui – salvo eccezioni – nessuno acquista più un libro di poesia. E allora, per quale ragione pubblicare?
Diciamo, per la ragione più semplice e antica: per il bisogno di colloquiare, di confessarsi, di scambiarsi tra esseri umani ricordi, emozioni, speranze, illusioni, delusioni. E il linguaggio della poesia è il più adatto, il più intenso il più autentico per accendere questa interazione.
Sono una quarantina (frutto di una severa selezione su centinaia) i testi contenuti in questa raccolta.
Nella prima metà i versi che rievocano la vita del minuscolo paese in cui Luigi è nato: Carciato, frazione di Dimaro nella media Val di Sole, di forse duecento abitanti e quasi altrettante capre, la piazzetta, due fontane col lavatoio e l’abbeveratoio (il brenz). E, a testimoniare una religiosità popolare, la chiesa con il campanile di rame, la Madonnina del Doss (a cui vengono dedicate tre composizioni). Ed ecco i testi ispirati dalla stalla, con le vacche streglate (ovvero spazzolate), ognuna col suo nome (Bruna, Bianca, Riccia, Mora...), i versi dedicati ai lavori dei campi, alle famiglie ognuna con il suo soprannome, a indicare la provenienza da fuori (Todeschi, Rabbiesi), l’aspetto fisico (Rana, Zamponcei), il mestiere esercitato (Murarini).
Più che la nostalgia vi prevale il sentimento del tempo che tutto cambia ed erode, il tentativo di trattenere la realtà in una descrizione quasi etnografica. La più riuscita mi pare la poesia “Il pastorello” in cui Luigi si rivede dodicenne a condurre le capre del paese ai pascoli, con certe notazioni precise quanto sorprendenti: lo zainetto con qualche pagnotta e la borraccia del caffè d’orzo preparato a turno dalle famiglie dell’abitato; le capre affezionate alle vecchiette rimaste sole, che tardavano a staccarsi da loro per unirsi al gregge: “Ora non tengo più tra le mani / la verga e il bastone intarsiato,/ ma il dono che Tu mi hai donato, / di togliere il dolore / all’ammalato” è la conclusione di questa toccante poesia.
Nella seconda parte della raccolta cambiano i temi e anche il linguaggio, che si fa più preciso, più simbolico, più antropologico o sociologico. Come in “La sigaretta” dove essa rappresenta il bisogno primordiale dell’uomo di succhiare sino dalla nascita. O “Pangasinan”, uno dei vari luoghi del mondo in cui per ragioni professionali Luigi è stato,villaggio delle Filippine di capanne elevate su palafitte di bambù, in cui operano quei guaritori filippini che hanno risanato anche il nostro Luigi. O ancora “Internet” in cui la fragilità dell’uomo e quella della tecnologia diventano un tutt’uno. O, infine “Il Silenzio”, che parla senza voce solo alle persone pure e libere.

In conclusione la domanda: possiamo definire “poeta” l’autore di questo libro pubblicato in forma di poesia, di un uomo alle soglie degli ottant’anni, che mai aveva pubblicato versi prima?
Ramponi, nella sua modestia, non si vuole definire poeta. Dal canto mio credo che si deva riconoscere a Ramponi una disposizione poetica: credo che questo suo libro di versi sia apprezzabile e – a differenza di troppi altri – non inutile.
Per questo ho accettato con piacere l’incarico di curarlo e di scriverne un’introduzione.
Così come ha fatto arricchendolo con i suoi impeccabili disegni quello straordinario maestro di pittura che è Livio Conta, solandro e amico di Ramponi.

Renzo Francescotti

Voci del Meledrio




Informazioni aggiuntive
Autori Ramponi Luigi
ISBN 978-88-6876-078-6
Formato 14x20
Pagine 88




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