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La trinità trentina

Cròzi, vigne e sacri sentimenti



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€ 8,00
“Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo”, scriveva Giovanni Pascoli nei “Primi Poemetti”. Una definizione che ben si addice a questa raccolta di versi di Massimo Dorigoni, che non a caso al titolo “La trinità trentina” ha aggiunto un sottotitolo in cui riassume le fonti profonde che lo hanno fatto crescere e a cui ha attinto per le sue poesie. Anzitutto i “cròzi”, quelle montagne che sono sempre state il suo profondo amore e da cui ha saputo trarre i sentimenti più alti della vita. Così la “Tosa l’è ‘n sogno che gò ancor da bòcia”; come il “Campanil Bas…che ti lascia el moment pù bèl”; oppure la terra di Patagonia…” ’na tera così lontana che no l’èi…ma sento mia!”; o più semplicemente una splendida vallata alpina piena di “boton d’oro, i cardi, le genziane, tut pien de rododendri, azure le campane”. Le “vigne”, con il vino che è protagonista di molti ricordi tramandati dal nonno che resta il miglior testimone del ragazzino che raccoglie le storie e gli aneddoti del passato, quando il paese era una grande famiglia con cui affrontavi gioie e dolori. E il “bar degli alpini” è il luogo di richiamo per tutti, dove si fanno “dó ponti alla móra” e si canta “gloria al brascà”. E poi i “sacri sentimenti” che costituiscono il sapore della vita: anzitutto l’amore, quello tenero giovanile ricordato nel “Prim baso” e quello non meno dolce in “Per ti”: “…te sei per mi en fior a primavera, el lum de la candela quando che ven sera”. Ma il tempo passa o, meglio, corre e porta via con sé anche “i sogni de do bòci che se vedeva za al scambi de l’anèl vardandose ‘n dei òci”; versi tratti da “Do lire, do balòte” che gli è valso in quel di Pastrengo uno degli ultimi riconoscimenti ottenuti negli anni recenti. Questi e tanti altri ricordi e sentimenti sono la materia su cui Massimo Dorigoni ha lavorato per tirar fuori versi in dialetto trentino che hanno raccolto consensi e interesse non solo nella terra natia. Versi che riescono a trasferire in chi li legge tutti i valori profondi che sono alla base di una vita semplice quanto ricca interiormente, che gli permette di apprezzare le cose più semplici della quotidianità e le bellezze di una natura che riesce ancora a meravigliare chi sa leggerla non con l’interesse ma con il cuore. Un adulto che si riscopre bambino e che manifesta questa sua sensazione con un’intensa immagine di giochi sull’acqua: “ ‘Na góza, dói, po’ mili, la me reazion l’è sta restar lì fermo e stinch ugual de ‘n baccalà, a goderme ‘sti sguazzi content en santa paze, lassando che se bagna el còr e anca le strazze!” Aveva davvero ragione il poeta francese A. Chénier che alla fine del 1700 scriveva “L’arte fa soltanto dei versi: solo il cuore è poeta”
Bruno Filippi

La trinità trentina




Informazioni aggiuntive
Autori Dorigoni Massimo
ISBN 978-88-89898-85-7
Formato 14x20
Pagine 64